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Nina APS

DONNE E ALIMENTAZIONE

Luci e ombre di un binomio ancestrale

Di Clara Cappelletti

Quando abbiamo selezionato il tema per il nostro intervento sul Corriere dell’Italianità, immaginavamo che affrontarlo sarebbe stata un’impresa complessa, ma non sapevamo così tanto. Donne e Alimentazione è un binomio su cui, anziché un articolo, sarebbe più opportuno scrivere un libro. E infatti, in effetti, ne sono stati scritti di diversi. 

Per iniziare a sviscerare il tema ci sembra doveroso partire dalla genesi: la donna che si fa cibo per i propri figli, che diventa ella stessa nutrimento di altre vite. Crediamo non esista niente di più naturale, primordiale e puro di questa relazione tra Donna e Alimentazione. Come a dire che la Donna, il tema del nutrimento, ce l’ha intrinseco nella sua parte più intima e profonda. 

Una storia bellissima che ci indurrebbe a terminare qui di scrivere per lasciare il focus sulla straordinarietà di questa relazione sacra, ma purtroppo la storia non finisce qui e non siamo così sicuri che il binomio Donne e Alimentazione sia destinato ad un lieto fine. Sicuramente, a tante complesse e probabilmente non meritate vicissitudini. 

Non passerà molto, e una pioggia di costrutti culturali, sociali e talvolta anche politici inizierà a cadere sulla Donna e sulla sua relazione col cibo. Si pensi alla figura della balia, che allatta i figli altrui; si pensi che è soprattutto l’uomo a decidere se la Donna allatta da sé il proprio figlio o lo affida al nutrimento di un’altra Donna. Si pensi alla Donna costretta a misurarsi col cibo, al contegno a tavola per non dare segnali allusivi di disponibilità e libero piacere sessuale. Si pensi ad Eva – che strano, una Donna! – che commette il peccato originale mangiando – che strano, mangiando! – una mela. 

Insomma, a un certo punto l’Uomo – sia inteso come specie che come genere – ha deciso di intervenire e di auto-eleggersi deus ex machina prendendosi spavaldo il diritto di decidere come la Donna dovesse relazionarsi col cibo, infrangendo un legame che Madre Natura, ingenua, aveva saldamente instaurato.

Nonostante i ripetuti tentativi di prendere potere sulla relazione Donne e Alimentazione, il legame puro e indissolubile non si è mai completamente sciolto: la Donna, fin dalla notte dei tempi e ancora oggi ad ogni latitudine e longitudine, è colei che detiene un ruolo determinante nell’alimentazione di tutta la famiglia. Pensate alla responsabilità, alla grandezza dell’impegno di dover nutrire i propri figli e l’intera famiglia, di decidere cosa mettere sulla tavola, di scegliere con quale carburante alimentare sé e tutte le persone intorno a sé. Se è vero che siamo ciò che mangiamo, la Donna, dal principio fino ad oggi, ha la grande responsabilità e il grande merito di determinare le vite di tutti. Anche in quelle società patriarcali in cui l’Uomo detiene il potere sull’intera famiglia, la cucina rimane regno della Donna. E togliamoci dalla testa l’immagine della Donna segregata in cucina e ai fornelli, ficchiamoci in testa la figura della Donna regina della cucina, non patetica e frivola ma consapevole e socialmente indispensabile, responsabile, insostituibile. La Donna, nel suo gravoso ruolo di scegliere e preparare gli alimenti con cui nutrire la propria famiglia, è la forza stessa della famiglia; in ogni angolo del mondo, indipendentemente dal grado di ricchezza e povertà, dall’ambiente e dal clima. 

Si pensi anche alla potenza della trasmissione di ricette e saperi culinari da madre a figlia, si pensi alla ricchezza di questa eredità che crea un eterno legame generazionale tra le Donne di una stessa famiglia e tutela la conservazione e il tramandarsi della cultura del cibo, non in forma orale, non in forma scritta ma soprattutto in forma pratica, in ogni parte del mondo. 

Da questo rapporto ancestrale bellissimo, che si sviluppa forte e radicato in ogni cultura nonostante le ombre che instancabili si abbattono su di esso, arriviamo ad oggi. 

Parlare di Donne e Alimentazione nell’oggi è ancora più complesso che nel passato. Pensate alla food mania, alla spettacolarizzazione quasi integralmente maschile di una materia che è prettamente femminile. Pensate a quanto è strano che il cibo sia rimasto quasi esclusivamente affare della donna nella dimensione domestica, ma affare quasi esclusivamente dell’uomo se si tratta di show e di business.

(Immagine di Soni López-Chávezhttps://soniartist.square.site/)

Pensate alla pressione sociale e culturale che grava sulla donna in quest’epoca in cui la food mania coesiste con la divinizzazione del corpo femminile. Badate bene: di un certo corpo femminile. Pensate alla fatica di aprire Instagram ed essere bombardati di ricette e foto di influencer taglia 40 – a voler esagerare – che mangiano una pizza più grande del tavolo che impera al centro della mia cucina. Questo non crea confusione, spaesamento, non fa andare in tilt, non genera un miscuglio schizofrenico di desideri e divieti? Io credo di sì. Si pensi, infine, al paradosso di questa food mania che riempie la televisione e il web di cibo a qualsiasi ora del giorno e della notte, e della concreta impossibilità di dedicare al cibo e alla sua preparazione, nella vita reale, il giusto spazio, la giusta cura, la giusta consapevolezza. Si pensi ai colori delle confezioni di alimenti, agli studi di marketing che stanno dietro alla scelta di ogni nome, prodotto, alimento che popola il supermercato. 

Il tentativo di recidere il legame ancestrale tra Donna e Alimentazione è sempre più deciso e prepotente, insieme alle logiche di mercato e alle manovre politiche, sociali, commerciali. Ma il potere della Consapevolezza è sorprendente, così come quello del dialogo, del confronto e dei gruppi di attivisti che, ognuno a suo modo, si muove per rispolverare l’antico legame e ridonargli almeno una piccola parte  del sacro valore che per natura porta in e con sé. 

La Foresta Dei Sapori

La foresta dei sapori

“Mi ritrovo su un sentiero di terra argillosa, circondato da alberi altissimi dalla folta chioma e da foglie dalla strana forma e grandezza.” Inizia così il libro di Bruno Selvestrel: La foresta dei sapori (Paola Caramella editrice).Il libro è autobiografico, ma solo in parte. È la storia di Bruno, volontario nella zona dell’alto Tena in Ecuador, che scopre la cucina del luogo, le prelibatezze, i punti di forza, le particolarità e gli usi tradizionali, assaggiando, impastando, mescolando ingredienti locali: lo yucca, le patate locale, le spezie, foglie di sacha, i semi di ichilla, il cacao. Ma è anche la storia di un popolo, poco avvezzo a valorizzare i prodotti che offre l’Amazzonia, spesso sostituiti con piatti importati da altri, dai turisti. E così il libro è anche il viaggio che Bruno intraprende con la comunità, dove opera, verso la riscoperta della terra amazzone e di quanto essa offre per la preparazione di cibi dal gusto intenso e che riempiono la comunità indigena di orgoglio. Così, “dimenticandosi” delle borse di plastica e dei cibi americani, la comunità indigena ritrova i sapori della propria foresta e, forse, ritrova se stessa: “È un cammino in salita, lo straniero – come me – può solo risolvere il problema per il periodo di tempo limitato trasmettendo con tutta l’energia e l’umiltà possibili le informazioni che possono aiutare questi popoli a valorizzare la propria terra e se stessi. Il vero cambiamento parte dalla stessa popolazione locale e solo allora il nostro aiuto sarà efficace.” (V.C.)

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